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LETTERATURA SUL GIAPPONE

Aisu Hirotsugu, Sara Roversi, Domenico Tiso
Sushi Gusto e Benessere - Ed. Pendragon.
Non è letteratura, ma la cucina di un popolo è sicuramente una parte importante delle sua cultura, e questo giustifica l’inclusione di questo volumetto nella presente sezione.
Non solo ricette infatti, ma un interessante viaggio nella ricchissima cultura gastronomica giapponese, che descrive le proprietà benefiche e nutrizionali di tutti i principali ingredienti che si usano per il sushi.
Adatto agli esperti che vogliano approfondire come a chi per la prima volta si avvicini alla cucina orientale, un volume che invoglia anche a realizzare a casa alcuni piatti, in virtù di una sezione dedicata alle preparazioni di cui vengono mostrate nel dettaglio le varie fasi, con il corredo di chiare istruzioni facili da seguire. A rendere ancora più appassionante ed originale questo viaggio, un intero capitolo è poi è dedicato alle regole del galateo giapponese della tavola, secondo il quale apprendiamo, ad esempio, che giocherellare con le bacchette è considerato un comportamento disdicevole…


Benito Ortolani
The Japanese Theatre. From Shamanistic Ritual to Contemporary Pluralism
Princeton University Press, 375 pag., formato 15.5 x 23.4cm (1990, 1ª edizione paperback 1995) CopertinaUn manuale completo su tutte le forme di teatro giapponese, a partire dalle forme più antiche (come il kagura, il gigaku, il bugaku, il sangaku, il dengaku, il sarugaku) fino alle forme classiche (, kyôgen, bunraku e kabuki) e agli sviluppi più recenti (posteriori alla restaurazione Meiji: shinpa e shingeki). Tutte le forme principali sono presentate sia nella loro evoluzione storica che negli aspetti estetici, letterari e tecnici. Ad esempio il capitolo sul bunraku descrive l'evoluzione della tecnica costruttiva dei burattini e del modo di manovrarli a partire dagli antichi kugutsushi fino ai tempi moderni e l'evoluzione dei temi e dei testi dal kinpirabushi a Chikamatsu Monzaemon e oltre. Solo brevi accenni sono invece forniti sugli aspetti musicali.


Barthes Roland
L'IMPERO DEI SEGNI
Un viaggio.
In un paese lontano che si mostra agli occhi di Barthes come un insieme di segni e gesti carichi di significato.
Un paese. Il Giappone.
Non un diario di viaggio ma una serie di annotazioni che ci portano dal teatro al modo di mangiare, dai negozi agli inchini, fino al sumo e alla poesia. L’occhio di chi ci racconta si posa ora su un attore di Kabuki ora su un giocatore di Pachinko. Barthes osserva e scrive. Noi possiamo leggere le sue pagine e ritrovarci a contemplare questi “segni” come viaggiatori virtuali, attraverso le sue parole, mai troppo invasive, quasi a non voler disturbare ciò che stiamo guardando.


Bendia Miriam
"Diario di una maiko" – CasaDei Libri 2008
Un libro leggero che racconta la storia di una ragazzina che si prepara a diventare donna, pieno di poesia, da leggere in poche ore e portare nel cuore per molto a lungo.
Un saggio sulla cultura giapponese, una carrellata di usanze, tradizioni, leggende, accenni alla letteratura e alla società.
Possibile coniugare questi due generi così diversi, quasi opposti?
Bendia ci riesce e nel contempo ci affascina con le sue immagini, sia le foto vere di maiko e geisha a Kyoto, sia le immagini che lei descrive e noi visualizziamo nella nostra mente leggendo delle apprendiste geisha che vestono il kimono, si truccano, si recano agli spettacoli per le viette di una delle città più ricche di cultura del mondo. Caldamente consigliato.


Calza Gian Carlo
Stile Giappone. Einaudi 2002.
Per chi ama il Giappone o comunque vuole avvicinarsi ad alcuni degli elementi più caratteristici della sua cultura, si tratta senz'altro di un'opera da consigliare; Gian Carlo Calza, insegnante di Storia dell'Arte dell'Asia Orientale a Venezia, affronta temi quali il teatro, l'arte, la letteratura, anche attraverso l'opera di grandi maestri, in un saggio tutt'altro che barboso.
Il libro si divide in tre parti: la prima è dedicata all'estetica, la seconda all'amore per la natura, la terza parla di alcuni maestri dell'arte e della letteratura; vi sono poi due deliziosi "intermezzi" che parlano dei bonsai e di un aspetto particolare della cucina giapponese.


Carey Peter
Manga, Fastfood e Samurai. Feltrinelli 2006.
Racconto di viaggio di un padre statunitense che si reca in Giappone assieme al figlio dodicenne, superappassionato di manga e anime. Il padre è alla ricerca della cultura "con la A maiuscola", sovraccarico di luoghi comuni e miti più o meno fondati, e vorrebbe visitare solo musei, assistere magari ad una rappresentazione del teatro No e cose del genere; al figlio interessano invece i modellini di robot, l'ultimo videogioco uscito, i vari gadget tecnologici che il paese offre. Il primo si accorgerà che in fin dei conti per cogliere la vera essenza di un paese è necessario saper godere anche delle cose di tutti i giorni.


Dasan Isaia Ben
Gli Ebrei e i Giapponesi Ed. Spirali
Gli Ebrei sono i Giapponesi del Mediterraneo.
I Giapponesi sono gli Ebrei del Pacifico.
Un confronto finora impossibile che viene giocato, oggi, in maniera decisiva per il pianeta.
Ebrei e Giapponesi sono gli esponenti principali delle conquiste dell'ingegneria elettronica.
Come i Giapponesi sono giunti non solo all'innovazione ma anche all'invenzione? Come gli Ebrei hanno posto le premesse di ogni invenzione?
La storia degli Ebrei e la storia dei Giapponesi rasenta spesso la storia dell'internazionalismo e dell'intersettorialità, contro cui si scagliano i vari razzismi.


Giorgia Caterinijapan horror
Japan Horror
Se l’orrore non vi fa terrore, se il concetto di “estetica delle tortura” vi fa venire la pelle d’oca ma anche vi incuriosisce, ecco un libro per voi. Troppo superficiale come trattato sulla società nipponica, troppo profondo come guida ai film di paura giapponesi, è la giusta via di mezzo per dare delle nozioni base utili a chi poi volesse proseguire alla scoperta di un mondo notevolmente esteso, ma contiene anche informazioni utili a chi ne sa già molto. Ben scritto e di piacevole fattura, dedica forse troppo spazio al cinema americano, anche se l’influenza che questo ha sul cinema mondiale è risaputa. Si sarebbero allora potuti almeno citare il cinema cinese e quello coreano, che altrettanta autorevolezza stanno acquisendo nella filmografia di genere. Leggetelo, è breve e sarà una passeggiata, e decidete se volete effettivamente poi vedere i film citati, e questo si rivelerà probabilmente una corsa al buio.


Gian Carlo Calza
Stile Giappone
Einaudi, 213 pag., formato 15.8 x 21.5 cm (2002) Copertina Il libro cerca di descrivere in termini generali lo stile giapponese inteso non solo come insieme di caratteri particolari e di mezzi espressivi e formali propri della produzione artistica ma in senso più ampio come espressione e manifestazione in campo artistico di orientamenti e tendenze fondamentali che riguardano la cultura giapponese nel suo complesso e la visione del mondo e dell'uomo che essa sottende. Inteso in questo senso lo "stile Giappone" è qualcosa che tutti in qualche modo siamo in grado di riconoscere nelle sue realizzazioni particolari (un fiore disposto con una grazia squisita che nasconde sotto un'apparente naturalezza uno studio minuzioso, l'essenziale funzionalità di un edificio, la raffinata semplicità di una pittura a inchiostro di china) ma che si rivela estremamente sfuggente quando cerchiamo di descriverne il contenuto. Come spiega l'Autore stesso, questo libro costituisce un tentativo che «è in antitesi con chi sostiene che per uno straniero o per un non addetto ai lavori sia impossibile comprendere a fondo l'arte e la cultura giapponesi. Io non la penso così, ma ritengo che l'apprezzamento dell'arte giapponese, come forse di ogni cosa, sia un fatto di interpretazione legata alla propria sensibilità e all'esercizio. In sostanza è possibile arrivare a percepire le qualità umane che essa trasmette senza essere un giapponese e senza essere uno specialista. Certo, senza preparazione è più difficile far parlare l'opera e più facile farle dire cose che il suo creatore non intendeva, e cioè stravolgerne il senso. Perciò è necessario acquisire alcuni strumenti interpretativi e sviluppare qualche sensibilità conforme.» Nell'intento di fornire tali strumenti la prima parte del libro (intitolata Irregolare bellezza) passa in rassegna diversi aspetti della cultura giapponese, suggerendo una interessante serie di nessi tra espressioni artistiche, religione, filosofia e mitologia. Solo per citare alcuni esempi, tra i temi trattati figurano: l'estetica dell'indefinito nella cerimonia del tè e i suoi legami con lo zen, il ruolo del vuoto nella mitologia, nel buddhismo e nell'arte (pittura e teatro), la seduzione dell'impermanenza e l'arte dell'ukiyo, l'ideale di un'eleganza estremamente raffinata e nello stesso tempo completamente naturale e priva di affettazione e lo stile letterario degli zuihitsu, aspetti simbolici del teatro e sue relazioni con la ritualità della religione primitiva, la gestualità teatrale del e la sua relazione con l'intima unità di spirito e corpo che è tipica della cultura giapponese (in contrapposizione al dualismo spirito-materia della tradizione occidentale), l'importanza della penombra come stato intermedio tra buio e piena luce, ecc. La seconda parte del libro espone elementi interpretativi che si riferiscono in modo più specifico alle diverse forme d'arte (letteratura, pittura, scultura) seguendo un percorso approssimativamente cronologico che va dall'antichità ai tempi moderni. La terza parte contiene brevi monografie dedicate ad alcuni grandi maestri: il creatore del teatro Zeami Motokiyo, il pittore Katsushika Hokusai, gli scrittori Kawabata Yasunari e Mishima Yukio, il grafico Tanaka Ikkô. Il volume comprende anche una cinquantina di immagini di opere d'arte esemplificative (purtroppo solo in bianco e nero), tutte commentate nel testo.


Maraini Fosco
Ore Giapponesi. Mondadori
In questo libro, scritto nel 1957, Maraini torna in Giappone dopo anni di assenza e raccontando il suo viaggio ne approfitta per parlare di religione, arte, architettura, ecc., in un testo avvincente come un romanzo. Molte situazioni sono ormai datate, ma l'opera rimane un testo "classico" sulla cultura giapponese, pervaso dell'amore dell'autore per il paese del Sol Levante, nonostante i momenti durissimi di prigionia qui vissuti, e raccontati con drammatica lucidità nel libro.
L'opera è stata pubblicata di recente ne "I Meridiani" Mondadori, in un volume dal titolo "Pellegrino in Asia" che raccoglie alcune opere di Maraini.


Marino Marin
Il lato italiano dei giapponesi
Gangemi, 159 pag., formato 17.0 x 24.0 cm (2002) Copertina Il libro ha come filo conduttore il tentativo semiserio di mettere in evidenza le similitudini e i punti di contatto tra due popoli che sono tradizionalmente considerati agli antipodi come i giapponesi e gli italiani. In effetti i primi capitoli trattano in ordine sparso della mentalità, religiosità, morale, convenzioni sociali e concezioni estetiche dei due paesi alla luce dei retaggi delle rispettive storie passate e mitologie, e sono improntati a un tono generale di leggerezza e di (auto)ironia. A mano a mano però che i capitoli scorrono il libro comincia ad affrontare argomenti più attuali e scottanti (e che evidentemente come giornalista l'Autore conosce molto bene): il ruolo della donna nella società, la crisi della famiglia e dei valori tradizionali, la recessione economica, la sitazione politica interna (tra conservatorismo, corruzione, centri di potere occulto e incapacità della classe dirigente di imboccare nuove direzioni), l'incapacità dei due paesi di fare pienamente i conti con il proprio passato recente (fascismo e imperialismo) e di interpretare un ruolo nuovo in un panorama internazionale che è completamente cambiato dopo il crollo del muro di Berlino e la fine della contrapposizione USA-URSS. Tutti questi temi sono affrontati dall'Autore con un senso critico che non esclude un pizzico di ironia. In molti casi l'ampiezza stessa degli argomenti trattati fa sì che i numerosi spunti di riflessione che il libro indubbiamente offre lascino però il lettore con la senzazione di sfiorare appena la complessità dei problemi e con il desiderio di una trattazione più approfondita e dettagliata.


Pasqualotto Giangiorgio
ESTETICA DEL VUOTO, Arte e meditazione nelle culture d'Oriente
Questo libro è pieno di vuoto. Pasqualotto svolge un'accurata indagine su questo elemento di fondamentale importanza per la tradizione orientale.
Il vuoto di cui si parla non è da intendersi secondo la concezione occidentale di "nulla" o "non essere" ma è un vuoto necessario per la creazione di eventi, una "condizione di possibilità di tutti gli eventi". Un libro che introduce abilmente a questa nuova visione importante per una comprensione maggiore delle arti orientali e non solo, basti pensare alla tradizionale casa giapponese con la sua quasi totale assenza di arredo.
La prima parte del libro tratta il vuoto nel buddhismo e nel taoismo. Attraverso alcuni passi dei testi fondamentali di queste due religioni si affronteranno il vuoto e il tempo, la meditazione, la respirazione e molti altri punti di grande importanza.
La seconda parte invece è dedicata alle "forme del vuoto" nel sumie, nell'haiku, nell'ikebana, nei karesansui e in altre forme artistiche.
Un libro che sposta il punto di vista del lettore occidentale aprendo la strada per nuove concezioni.


Parise Goffredo
L'eleganza è frigida - Adelphi 2008
Parise amava il Giappone, e lo dimostra in questa particolare cronaca di viaggio. Si tratta di una raccolta di scritti, pubblicati in origine sul Corriere della Sera tra il 1981 ed il 1982 nella quale Marco, l'alter-ego dello scrittore, quasi in fuga dal "Paese della Politica" ritrova la serenità e momenti di autentica felicità in un viaggio in Giappone.
Il cibo, il paesaggio, l'ordine, l'amore per la natura, la religione, le arti: sono solo alcuni degli aspetti che il narratore ci descrive con occhi sempre curiosi e scevri da preconcetti. Ne emerge un ritratto del paese estremamente variegato e complesso; d'altronde, come viene detto ad un certo punto, esso possiede due maschere: una occidentale ed una del Giappone vero; le due maschere non si mostrano mai insieme; la prima è molto visibile è costituita dalla modernità, la seconda è molto più discreta ed è fatta di piccole cose legate alla tradizione.


Penelope Mason
History of Japanese Art
Harry N. Abrams, 431 pag., formato 23.2 x 28.6 cm (1993)
Un ottimo compendio di storia dell'arte del Giappone dal periodo Jômon all'epoca contemporanea, corredato da immagini a colori e in bianco e nero. La trattazione è più estesa e approfondita rispetto al testo di Miyeko Murase sopra citato.


Sharon Francois
L’eredità di una geishaeredità di una geisha, copertina
L’autrice presenta l’immagine della vita di una geisha dei quartieri di piacere principalmente di Kyōto, come Gion e Pontochō, la sua evoluzione dagli anni dell’infanzia alla sua affermazione nell’ambiente delle “case dei fiori e dei salici”. È una lettura breve e interessante, con accurate descrizioni e un ampio utilizzo di terminologie specifiche, ma cosa più importante è la netta distinzione evidenziata più volte tra le figure di tayū e di geisha, termini spesso ed erroneamente scambiati per sinonimi. Da notare inoltre i riferimenti ai celebri romanzi “Uderukabe” di Nagai Kafū e “Ukiguni” di Kawabata Yasunari, che ruotano intorno alle figure di due geisha molto differenti tra loro; da non dimenticare infine l’ultimo passaggio sull’effetto che ha avuto la Seconda Guerra Mondiale su di queste donne: la trasformazione da intrattenitrici di grande cultura a instancabili lavoratrici nelle fabbriche di armamenti. La grandezza, il coraggio e lo spirito nazionalistico di coloro che sono donne, prima di essere delle geisha. (Michele Liccardo)


Testa Valentina
Kawaii Artkawaii art
C’è bisogno di saperne di più sull’arte, la distanza della gente comune dalla produzione dei maggiori artisti continua ad allargarsi e si fa fatica a trovare un modo mettere in contatto pittori, poeti, musicisti contemporanei con chi oggi sia affamato di stimoli intellettuali. Questo libro è un pregevole tentativo di fare da ponte tra la cultura “alta”, quella dei musei e delle gallerie d’arte, e quella “bassa” delle fumetterie e della grafica pubblicitaria. Il concetto del kawaii si è ormai affermato come forma artistica, come modello di marketing, come stile nella moda e negli accessori. Queste pagine descrivono questo fenomeno partendo da dove è nato, cioè il Giappone, e ne approfondiscono i risvolti analizzando i lavori dei più famosi artisti che si esprimono (anche) seguendo i dettami di questo stile. Bella la sezione dedicata a Murakami e alla sua Factory, da approfondire con una visita alle loro mostre.


Valentin Simion Daniel
Dizionario dei cartoni animati"IL DIZIONARIO DEI CARTONI ANIMATI" – Anton 2008
"- ATTENZIONE – Questo libro può provocare cultura"
Questo messaggio, lasciato dall’autore in prima pagina (subito dopo la copertina) lascia intendere che "il peso della cultura" è imponente, basterebbe dare un'occhiata alle dimensioni libro.
Per festeggiare il centenario dei cartoni animati (1908-2008) Daniel ha voluto compiere un’impresa per nulla semplice, raggruppare in un solo volume tutti i cartoni animati, di ogni provenienza e genere, senza tralasciare i capolavori italiani e le fantastiche serie americane. Particolare attenzione poi è prestata agli anime giapponesi, dove possiamo riordinare le nostre conoscenze, sfatare miti ed approfondire (ancora di piu') la nostra passione. La sua passione gli ha permesso di stendere una vera e propria enciclopedia, strutturata sotto forma di dizionario, che raccoglie otto anni di lavoro a 360 gradi.
Quest’opera è consigliata sia agli appassionati, sia a chi vuole rivivere momenti sereni della propria infanzia in compagnia dei nostri eroi preferiti.


Leonard Kore
Wabi-sabi per artisti, designer, poeti e filosofi
Ponte alle Grazie, 92 pag., formato 14.2 x 21.5 cm (2002) Geniale libretto che cerca di definire e descrivere in tutti i suoi aspetti il concetto di wabi-sabi, ripercorrendone la storia a partire dalla sua nascita legata all'estetica della cerimonia del tè fino alla sua influenza più o meno occulta su movimenti artistici contemporanei. Forse c'è qualcosa di poco ortodosso in questo tentativo di sistematizzare e definire teoricamente un concetto tradizionalmente vago e sfumato per i suoi molteplici rimandi a concezioni filosofiche e morali, ma il risultato è avvincente e istruttivo ed è una dimostrazione del fatto che, se l'Occidente ha sicuramente molto da imparare dalla "filosofia del nulla" orientale, non è detto che l'Oriente non possa trarre qualche giovamento dal razionalismo occidentale. Il testo è corredato da una ventina di immagini suggestive ed estremamente efficaci.


NB: GRAZIE AD UNA CONVENZIONE CON LA CASA EDITRICE SPIRALI, POTETE ADESSO TROVARE I LORO LIBRI DI AUTORI GIAPPONESI (quelli con la foto della copertina) NEL NOSTRO ISTITUTO O NEGLI EVENTI A CUI PARTECIPIAMO!