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Tatuaggi giapponesi

Premesse alla ricerca.
Nel mondo occidentale, recentemente, c’e’ stata un crescita di popolarita’ di varie tecniche di modificazione del corpo. E’ diventato normale per i giovani praticare fori in orecchie, naso, sopracciglia, e altri parti del corpo, e tatuarsi. Queste pratiche vengono spesso descritte neo-tribali o moderno-primitive in Europa e America. Non e’ difficile capire da dove vengano questi termini in culture che non hanno una storia indigena di piercing e tatuaggi. I primi tatuaggi attivarono da noi sulle braccia di marinai polinesiani, e anche la parola tatuaggio o tattoo viene dal termine taitiano tatau, che mima il suono provocato dai martelletti di legno che spingono aghetti sotto la pelle. I tatuaggio sono oggi molto popolari in tutto il mondo, con studi in tutte le citta’ e una connotazione sociale negativa minore. Dato che la cultura e’ piu’ globalizzata che in precedenza molti stili e soggetti vengono presi e portati ovunque: nella vetrina di un tatuatore in Italia e’ facile trovare una carpa giapponese come una croce celtica e un predicatore hindu.
Questa crescita di interesse nelle modifiche al proprio corpo, come la cultura punk e la musica occidentale prima di questa, ha colpito anche il Giappone. Il Giappone ha pero’ alle spalle una storia di arte del tatuaggio lunga e complessa; il tradizionale irezumi (inserimento di inchiostro) o anche, piu’ poeticamente, horimono (oggetto scolpito) ha profondi legami relazioni con la criminalita’ e la yakuza (mafia giapponese).
I giapponesi non considerano i tatuaggi un’usanza primitiva o importata, essi sono infatti parte della loro cultura almeno dal 500 AC e sebbene siano stati visti a lungo in maniera negativa, e siano stati proibiti in vari momenti storici, un tatuaggio giapponese eseguito nella giusta maniera non ha, per complessita’ e storia, paragoni in occidente.
E’ interessante comunque notare che la recente crescita di interesse nelle decorazioni del corpo in Giappone non riprende la tradizione nipponica. Anziche’ ampi e fluttuanti design impressi a mano, i giovani giapponesi e in particolar modo quelli che hanno a che fare con le bosôzoku ("banda della velocita’ sfrenata", delle specie di gang di teppisti) o altri gruppi giovanili contro il sistema scelgono di tatuarsi piccoli disegni in stile occidentale come ad esempio personaggi della Disney, teschi e ossa incrociate, cuori sanguinanti o versioni moderne dei simboli giapponesi. Vengono chiamati decorazioni, “irezumi” o all’inglese “tatu” ma mai “horimono” che e’ la parola riservata ai disegni tradizionali tatuati a mano dagli horishi (maestri tatuatori). Queste decorazioni vengono anche definite “wan-pointo” perche’ invece di usare l’intero corpo come una tela, questi piccoli tatuaggi coprono solo un punto del corpo.

In questa ricerca, irezumi viene usato in riferimento al tatuaggio tradizionale giapponese, tatu definisce i tatuaggi piccoli in stile occidentale fatti in Giappone e la parola “tatuaggio” sara’ usata come termine generale o per i tatuaggi in stile occidentale fatti in occidente.
Recentemente e’ diventato comune anche per chi sceglie un soggetto giapponese farsi tatuare con una macchinetta elettrica anziche’ a mano. Questo sistema richiede meno tempo ed e’ considerevolmente meno costoso anche se sembra essere leggermente piu’ doloroso. Ho incontrato diversi yakuza che venivano tatuati su tutto il corpo sia per dimostrare l’affiliazione al gruppo (nakama) che per dimostrare la propria mascolinita’ (otokorashisa), motivi alquanto tradizionali per volere un irezumi. Tuttavia questi yakuza non vedevano l’importanza delle tecniche tradizionali: avevano scelto il tatuatore piu’ comodo e preso un disegno da un libro da farsi tatuare sulla schiena in un paio di settimane. Dato che un vero horishi puo’ passare diversi mesi a consultarsi con il cliente a proposito del disegno prima di cominciare ad imprimerlo a mano, processo che dura dai due ai dieci anni, non e’ difficile intuire l’attrazione di un tatu rispetto ad un irezumi. A causa di questi cambiamenti nelle tecniche di tatuazione, nei soggetti disegnati, e nella sua percezione nella societa’ giapponese contemporanea, e’ impossibile dire quale sara’ il futuro di questa forma d’arte; inoltre la letteratura sul tema e’ molto scarsa.
Questa ricerca ha lo scopo di esaminare la storia degli irezumi giapponesi, di determinare come e quando la cultura occidentale abbia incontrato questa forma artistica e quale sia la portata della fusione in atto tra le culture e comunita’ di irezumi e tatu. Sara’ interessante vedere se l’irezumi scomparira’ come risultato della sua fusione con il tatu, e se la societa’ giapponese abbia cambiato il proprio atteggiamento di generale disapprovazione verso l’arte sulla pelle e non lo consideri piu’ strettamente associato con l’idea di yakuza.
Data la scarsa disponibilita’ di libri sull’argomento, ad eccezione di un volume scritto da Morita Ichiro e diverse pubblicazioni su rivista, non e’ stato possibile trovare testi che ne discutano in giapponese e ho cosi’ deciso di portare avanti la mia ricerca direttamente in Giappone, per un intero anno.
La mia intenzione era di intervistare sia artisti tatu che horishi, e distribuire questionari tra i clienti. Vari sono stati i problemi incontrati, primo tra tutti trovare gli artisti. Sebbene artisti tatu siano abbastanza facili da localizzare e piacevoli da intervistare, gli horishi sia a Yokohama che a Hiroshima erano troppo occupati, dicevano, per dedicarmi anche solo dieci minuti. Similarmente, uno o due dei yakuza che ho provato ad intervistare negli studi tatu mi hanno risposto a monosillabi o si sono addirittura rifiutati di rivolgermi la parola. Fortunatamente, in un caso, la moglie di uno di loro e’ stata entusiasta di illustrarmi le opinioni del marito.
Ho inoltre scoperto che, sebbene alcuni dei 60 questionari che sono ritornati fossero estremamente eloquenti, altri erano molto sulla difensiva o troppo formali. Sorprendentemente, alcuni dei dati piu’ utili ai fini della ricerca sono stati raccolti lavorando in un hostess bar nei dintorni di Hiroshima. In questo ambito, senza sapere che stavo portanto avanti degli degli studi antropologici, i miei “informatori” erano felici di mostrarmi i loro tatuaggi, discutere le motivazioni e raccontarmi interessanti aneddoti in maniera piu’ disinibita che durante una formale intervista. E’ stata anche una buona occasione per discutere tatu e irezumi con uomini non tatuati provenienti dagli ambienti sociali piu’ disparati. Questa esperienza, unita all’osservazione delle normali attivita’ sociali di persone giapponesi tatuate, alle tre interviste e ai sessanta questionari compilati sui cento inviati, costituisce fonte della ricerca su cui e’ basata la parte finale di questa dissertazione. Altri problemi incontrati nel corso della ricerca includono la disapprovazione di alcune persone per la materia di studio, e persone preoccupate per la mia sicurezza durante le interviste agli yakuza, ma questi argomenti verranno trattati nel capitolo “Attitudine del sistema sociale”.
A seguire: Introduzione all’irezumi