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Salute

Mascherine, gargarismi e stranezze della salute alla giapponese (マスク、うがい、日本の健康を守る方策についての変なこと)

Il Giappone è noto per l'attenzione rivolta al "rispetto per l'altro": inchini a profusione, giri di parole per esprimere un concetto... e mascherine (マスク). Queste rendono riconoscibilissimi (assieme a macchine fotografiche di ultima generazione e auricolari per non perdersi una sola parola della guida) i gruppi di turisti sparsi in giro per il mondo nei loro viaggi in formula concentrata.
Alla vista di queste mascherine, bianche e appiccicate al viso con cura maniacale, un occidentale è sempre colto un po' alla sprovvista: vaghi ricordi di ospedali e medici, oltre che di malattie infettive e pandemie varie sono tra i pensieri più comuni.
Per un giapponese invece l'uso delle mascherine è del tutto nella norma della buona educazione: in questo modo si evita di contagiare gli altri, con cui spesso si è a contatto davvero molto ravvicinato (basti pensare alle affollatissime strade o metropolitane di Tokyo e Osaka). Inoltre esse non sono semplici pezzi di stoffa, ma ultimamente sono diventate anche loro un esempio della capacità tutta giapponese di prendere una cosa e renderla un modellino di tecnica e tecnologia: ce ne sono infatti in commercio a più strati per il filtraggio dell'aria da batteri, polveri e pollini, realizzate in materiali lavabili e riciclabili e pure impermeabili in colori e fantasie alla moda. A queste si aggiungono altre tipologie, studiate apposta per varie esigenze per cui la mascherina è quasi d'obbligo.
Indossare una mascherina non significa necessariamente aver contratto chissà quale malanno: anche per un semplice raffreddore è di buon gusto non farsi vedere in giro col naso arrossato e colante. Questo è inoltre il tipico giapponese nel periodo primaverile: per loro sfortuna, pare infatti che molti siano allergici ai pollini e dunque il fiorire dei ciliegi dia inizio anche alla stagione del risveglio delle allergie.
Oltre al problema di allergie e raffreddori, le mascherine sono utili per proteggere naso e bocca da smog, polveri e batteri. Come tutte le metropoli del mondo, anche quelle giapponesi sono inquinatissime e in questo modo si cerca di riparare ai danni che possono causare ore e ore di immersione nello smog cittadino. Il discorso riguardo i batteri è un poco complesso, specie dal punto di vista occidentale, specie per mascherine non molto costose e usate per la strada.
Nel 2009, a seguito della presunta pandemia di influenza suina (豚インフルエンザ), in Giappone si è scatenata una vera e propria "corsa alle mascherine" creando quasi dei fenomeni di isteria collettiva: la notizia più battuta dai giornali è stata per giorni circa le riserve di mascherine in farmacie e convenience store (mostrando contriti commessi che ammettevano di aver finito le scorte), mentre le pubblicità non facevano altro che ripetere le raccomandazioni emanate dallo stesso Ministero della Salute per evitare il diffondersi del contagio. Queste comprendevano non solo l'uso della mascherina per chiunque si trovasse in luoghi pubblici, ma anche misure come lavarsi le mani (手を洗うこと) più volte dopo essere rientrati e i gargarismi (うがい). La perplessità nei confronti dei gargarismi e della loro utilità è stata abbastanza presa in giro dagli occidentali sparsi in Giappone nel periodo, ma sembrano invece essere qualcosa di abbastanza comune nelle norme igieniche del Paese: facendo i gargarismi si purificano gola e bocca di tutte le schifezze che si trovano fuori casa. O perlomeno così viene spiegato.
Insomma, come dice il detto “il mondo è bello perché è vario”. Anche in questione di salute.

Valeria Rossini